Perché preferisco il palco
Potendo scegliere, preferisco sempre il palco.
Nel gergo del mestiere si chiama magia da scena: un solo punto in cui guardare, una platea, una reazione che arriva a tutti nello stesso istante.
Non perché sia più comoda, ma per quello che fa a una sala. Quando tutti guardano la stessa cosa nello stesso momento, la reazione diventa collettiva: le persone si girano verso chi hanno accanto, si stupiscono insieme, e alla fine hanno un riferimento comune.
Uno spettacolo ai tavoli lo ricordano le dieci persone che erano a quel tavolo. Uno spettacolo da palco lo ricordano tutti, compresi quelli che erano arrivati convinti che non li avrebbe interessati.
Cosa succede durante lo spettacolo
Niente viene annunciato prima, e fa parte del disegno.
Una previsione scritta prima che qualcuno scelga. Una parola che esiste solo nella mente di una persona e che viene detta ad alta voce. Una decisione presa liberamente che si scopre essere stata anticipata. Il pubblico non guarda una bravura da ammirare: guarda le proprie scelte essere lette, che è un’esperienza molto meno comoda e molto più interessante.
Non uso grandi attrezzature, non servono casse sceniche né assistenti. Quello che succede sul palco succede con le persone che sono in sala, e chi sale lo fa perché vuole salire.
Quando il palco è la scelta giusta
Serve un punto focale e uno spazio nel programma. Se la sala ha una direzione naturale in cui guardare, se gli ospiti sono seduti o comunque raccolti, e se la scaletta consente di fermare tutto per quarantacinque minuti, il palco è la forma che rende di più.
Ci sono però serate in cui insistere sarebbe un errore professionale. Quando gli ospiti sono distribuiti su più ambienti, quando non esiste un punto in cui far convergere l’attenzione, quando il programma è già pieno, o quando i numeri sono troppo piccoli perché una scena abbia senso, la risposta giusta è l’altra: il close up, che porta il mentalismo tra i tavoli invece di chiamare le persone a guardare da una parte sola.
Non è una questione di gusto, è una questione di come è fatta la sala. Raccontami com’è organizzata la serata e ti dico quale delle due forme funziona meglio.
Il caso SIFA Technology, al Teatro Garibaldi
La convention di SIFA Technology si chiudeva al Teatro Garibaldi, quindi con un palco vero e una platea seduta al buio. Poco prima che salissi in scena, l’amministratore delegato mi chiese se potevo inserire nello spettacolo qualche domanda sull’azienda, da rivolgere alle persone che avrei chiamato sul palco.
Ho accettato volentieri, per una ragione semplice: è una cosa che faccio sempre. Quando lavoro a una convention chiedo di poter assistere ai lavori senza essere presentato, resto in sala, prendo appunti, ascolto i numeri e osservo le persone. Poi, durante lo spettacolo, quel materiale torna sotto forma di gioco.
Chiedo a chi è salito qual è stato il fatturato dell’anno, un dato che è stato illustrato in modo chiarissimo due ore prima. Chi risponde a caso fa ridere tutta la sala, e ride per primo. È il momento in cui succedono due cose insieme: la serata smette di essere uno spettacolo qualunque e diventa la vostra, e la persona sul palco smette di avere paura, perché il bersaglio del gioco non è lei ma l’azienda in cui tutti si riconoscono.
Da lì in poi il coinvolgimento è tutto in discesa. Ed è la ragione per cui questo funziona da palco e non ai tavoli: l’imbarazzo genuino diverte quando la sala intera è complice.
Come si inserisce nella vostra serata
La durata standard è di quarantacinque minuti, riducibili o divisibili in momenti più brevi distribuiti nella serata. Lavoro in italiano, inglese e francese, e con ospiti di altre lingue uso un repertorio visivo in cui la parola diventa superflua.
Le esigenze tecniche sono minime: un microfono, un’area di scena definita e luce anche sul pubblico, perché nel mentalismo il pubblico è parte dello spettacolo.
Il formato da palco è quello che porto più spesso nelle convention e nei meeting, dove chiude una giornata di interventi cambiando registro, e nelle cene aziendali, dopo il dessert, con la sala già seduta e rivolta nella stessa direzione. Il quadro completo per le imprese, con i formati e i casi reali, è nella pagina dedicata al mentalista per eventi aziendali.